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Impronte digitali e privacy: normativa, limiti e protezioni dei lavoratori

Le impronte digitali rappresentano un metodo sempre più diffuso per l’identificazione personale e il controllo degli accessi, ma il loro utilizzo solleva importanti questioni in termini di privacy e protezione dei dati personali.

Di seguito analizziamo dettagliatamente gli aspetti legali, i limiti per le aziende e la Pubblica Amministrazione (PA), e le garanzie per la tutela dei lavoratori.

Cosa sono le impronte digitali e perché sono considerate dati sensibili

Le impronte digitali sono dati biometrici, ossia caratteristiche fisiche uniche di ogni individuo utilizzate per identificare in modo inequivocabile una persona. Il Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati (GDPR, Regolamento UE 2016/679) classifica i dati biometrici come dati personali particolari (art. 9 GDPR), ovvero sensibili, soggetti a restrizioni molto più severe rispetto ai dati ordinari.

Normativa di riferimento

In ambito europeo e nazionale, l’utilizzo delle impronte digitali è disciplinato da:

  • GDPR (Regolamento UE 2016/679): in particolare, gli articoli 4, 9 e 35 regolamentano i dati biometrici, stabilendo obblighi e limiti molto rigorosi per il loro trattamento.
  • D.Lgs. 196/2003 (Codice Privacy), come modificato dal D.Lgs. 101/2018, che recepisce in Italia le disposizioni del GDPR.
  • Provvedimenti specifici del Garante Privacy, che delineano chiaramente le condizioni e i limiti entro cui aziende e PA possono utilizzare le impronte digitali, soprattutto in relazione al controllo dei lavoratori.

Limiti all’utilizzo delle impronte digitali per aziende e Pubblica Amministrazione

L’utilizzo delle impronte digitali per l’accesso e il controllo della presenza dei lavoratori incontra precisi limiti giuridici e tecnici. Le aziende e le PA devono dimostrare che il trattamento sia necessario e proporzionato rispetto alla finalità perseguita, e che non siano disponibili modalità alternative meno invasive.

Valutazione d’impatto sulla protezione dei dati (DPIA)

Prima di implementare un sistema basato su impronte digitali, aziende e PA devono obbligatoriamente eseguire una Valutazione di Impatto sulla Protezione dei Dati (DPIA), come stabilito dall’articolo 35 del GDPR. Tale valutazione deve:

  • Dimostrare la necessità dell’utilizzo di dati biometrici.
  • Individuare rischi specifici per la privacy dei lavoratori.
  • Prevedere misure tecniche e organizzative adeguate per mitigare tali rischi.

Misure tecniche e organizzative obbligatorie

Tra le misure tecniche richieste vi sono:

  • Utilizzo di tecnologie crittografiche avanzate.
  • Limitazione dell’accesso ai dati biometrici esclusivamente a personale autorizzato.
  • Distruzione immediata dei dati quando non più necessari o alla scadenza della finalità dichiarata.

Tutela dei lavoratori e garanzie privacy

L’utilizzo delle impronte digitali nei luoghi di lavoro, essendo estremamente invasivo, deve rispettare precisi diritti e garanzie per i lavoratori:

Obbligo di informativa

I lavoratori devono ricevere un’informativa chiara, completa e preventiva sul trattamento delle loro impronte digitali, indicando:

  • Finalità esatte del trattamento.
  • Durata del trattamento.
  • Misure di protezione adottate.
  • Diritti esercitabili (accesso, rettifica, cancellazione, limitazione, opposizione).

Consenso esplicito e non coercitivo

Il consenso del lavoratore deve essere autenticamente libero e revocabile in qualsiasi momento senza subire conseguenze negative. Non è consentito, ad esempio, subordinare l’accesso al luogo di lavoro esclusivamente all’uso delle impronte digitali, se esistono modalità alternative meno invasive.

Divieto di controllo a distanza ingiustificato

In conformità all’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/1970), l’utilizzo delle impronte digitali non può trasformarsi in strumento di sorveglianza continua e generalizzata dei lavoratori. L’impiego deve essere limitato strettamente alle finalità dichiarate e autorizzate, con il divieto assoluto di monitoraggi indebiti e continui.

Misure di sicurezza avanzate

I datori di lavoro devono adottare tecnologie avanzate di crittografia e anonimizzazione per garantire che le impronte digitali non possano essere utilizzate per altri scopi al di fuori di quelli autorizzati.

Sanzioni per violazioni della normativa

La violazione delle norme in materia di dati biometrici può comportare sanzioni amministrative estremamente severe:

  • Sanzioni fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del fatturato globale annuo dell’azienda responsabile, come stabilito dall’art. 83 del GDPR.
  • Eventuali sanzioni penali previste dal Codice Privacy italiano (D.Lgs. 196/2003 modificato dal D.Lgs. 101/2018).

 L’utilizzo delle impronte digitali presenta vantaggi evidenti in termini di sicurezza e controllo degli accessi, ma richiede il rispetto rigoroso della normativa sulla privacy e dei diritti dei lavoratori. Aziende e PA devono essere consapevoli dei rigorosi obblighi previsti dalla legge, adottando un approccio trasparente e rispettoso dei principi fondamentali di proporzionalità e minimizzazione del trattamento.

La conformità normativa non è soltanto un obbligo giuridico ma una garanzia di tutela dei diritti e della dignità di tutti i lavoratori, elemento essenziale per un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso della privacy personale.